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Piazza Cittadella butta un occhio a sinistra
di Redazione (del 25/03/2006 @ 09:10:00, Sezione Politica)

Verona Sud? Un passo avanti, ma imposto dall'alto. Parco Scientifico? Una struttura che ha assorbito un sacco di soldi, senza produrre niente di concreto. Fiera? Vada per il Castelletti bis, e basta con il totonomine. Non è facile capire come la pensano realmente gli imprenditori veronesi sui nodi scoperti della città, a maggior ragione oggi dopo il congresso di Vicenza e quel che ne è seguito. Ma scavando dietro le quinte qualcosa si coglie. Ed è qualcosa di sorprendente. Già, perché se da sempre il cuore degli industriali scaligeri batte verso una destra moderata, negli ultimi mesi si notano insospettabili aperture verso l'attuale amministrazione di centro sinistra. Niente inversione di marcia o scheletri nell'armadio, per carità. Solamente un timido apprezzamento per alcuni progetti di lungo termine (vedi Pat e Verona Sud) che sono in dirittura d'arrivo dopo che per dieci anni il centro destra non aveva cavato un ragno dal buco. E a Piazza Cittadella, dove i conti li sanno far bene, se ne sono accorti eccome. Certo ci son sempre gli aggregati di sinistra che restano impresentabili agli occhi dell'imprenditoria veronese. Ma anche verso destra ci sono segnali di stanchezza. Chi dunque potrebbe raccogliere consensi in questa fase di transizione? L'identikit non è poi così difficile: profilo moderato, ma in grado di raccogliere i moderati bipartisan. Guarda caso come quel movimento centrista che nascerà dopo il 9 aprile sotto l'egida dei malcontenti di Margherita e Forza Italia, e con il sostegno di ambienti ecclesiastici e qualche industriale di peso. E quali priorità chiedono gli imprenditori per il futuro dell'economia cittadina? Anche qui tra le righe si leggono movimenti interessanti. Non più la strategia dell'orticello tipica dell'imprenditoria scaligera, ma internazionalizzazione e aggregazione di piccole e medie imprese. Questo almeno è il ritornello ripetuto più volte dal presidente di Assindustria Gianluca Rana. Per la verità sono anni che se ne sente parlare, senza che da Piazza Cittadella si facesse mai un primo passo. Ma stavolta c'è un fatto in più. I dati Istat diffusi recentemente mostrano un'economia veronese in frenata, con disoccupazione in aumento (4,7% nel 2004 contro il 3,3% del 2003). «Qualcosa bisogna pur fare - è il ragionamento di molti imprenditori - quindi tanto vale cercare il dialogo con gli altri soggetti cittadini». In tal senso va letto ad esempio il riavvicinamento tra i vertici industriali e il presidente della Camera di Commercio Fabio Bortolazzi (all'indice nella gestione Riello, adesso invece aspirante paladino del dialogo fra enti e istituzioni). La svolta potrebbe essere epocale per la città, anche se in Piazza Cittadella restano molte riserve in proposito. È la vecchia diffidenza verso la classe politica che torna a galla e dopo Vicenza rischia di riportare tutto al solito immobilismo. Perché molti imprenditori ritengono che tuttora da parte di Zanotto e soci non ci sia abbastanza spinta e capacità di regia rispetto al futuro cittadino. Insomma, troppe imposizioni e discussioni sulle nomine e poca progettazione comune. Con l'aggravante che adesso le municipalizzate si mettono sul mercato concorrendo anche con i privati ma senza essere responsabili fino in fondo (questione di cui Rana ha investito il ministro Tremonti a Vicenza). Così come viene vissuto con malessere il connubio tra amministrazione ed enti finanziari cittadini. Non tanto per il Polo Finanziario, visto come una reale opportunità di sviluppo. La questione è un'altra, ovvero: «Se dialogo deve essere, chi sono gli interlocutori che contano, il Comune o le banche»?

L'Adige, 25 Marzo 2006, pag. 1

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