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Holding delle Fiere e Polo Finanziario alla resa dei conti
di Redazione Web (del 20/03/2007 @ 12:17:50, Sezione Bulldog)
Non è che uno deve rompere le scatole ogni giorno. Per carità, ci mancherebbe. Però è il caso di sottolineare che nell’ultima settimana economica un paio di notizie rischiano di mutare lo scenario economico alla base di due bastioni dell’economia veronese, fatta sempre più di servizi e sempre meno di industria. La prima. Le fiere dell’Emilia Romagna (Bologna, Parma, Rimini, Modena ecc) ovvero un conglomerato di spazi espositivi che coprono tantissimi settori stategici (dal food alle ceramiche e materiali da costruzione; dall’automotive al wellness...), hanno deciso che così non si può andare avanti. O che comunque non conviene. E che se si vuole restare competitivi nel mercato europeo (che è quello domestico, ormai) bisogna fare un ulteriore passo verso una massa critica ed un’organizzazione ancora più forti. Così hanno deciso che è meglio mettere tutto assieme, fare un bel pacchetto azionario unico, realizzare un business plan congiunto e via, presentare tutto a Piazza Affari per farsi finanziare a suon di qualche centinaio di milioni di euro. Una scelta strategica che ha messo assieme sindaci di destra e di sinistra, campanilismi d’ogni sorta ma che hanno saputo trovare un momento di sintesi, chiudendo così la partita. Luca Cordero di Montezemolo (che presiede ancora BolognaFiere) farà l’imbonitore dei mercati finanziari e piazzerà al meglio le azioni. Quello che sta nascendo, con la benedizione del mercato, è quindi un colosso che mina seriamente la leadership di Milano e che punta a ritagliarsi nuove alleanze in Europa partendo da posizioni di forza. Non si è arrivati facilmente a questa soluzione, e i mal-di-pancia non sono mancati. Ma alla fine quello che conta è che nei prossimi mesi il tam tam mediatico (tam-tam...qualcosa di ben più importante in verità) parlerà delle fiere emiliane come della prossima success-story consentendo a Bologna, Rimini, Parma e Modena di arrotondare all’insù le proprie cifre. Il Veneto - dove Verona è il leader assoluto - ma a questo punto sarebbe il caso di riprendere in mano un disegno più complessivo e triveneto, sta bellamente alla finestra. Del resto a noi chi ce lo fa fare di andare in giro e cercare alleanze attorno ad un progetto grande? Proviamo a mettere in fila le realtà trivenete: Bolzano, Trento, Riva del Garda, Verona, Vicenza, Padova, Venezia, Rovigo, Longarone, Pordenone, Udine-Gorizia. Qualcuna sarà di certo scappata all’appello. Le specializzazioni e le eccellenze non mancano in ciascuna di queste realtà, anche la più sfigata ha un suo perchè. Quindi non vanno azzerate. Ma nemmeno lasciate lì a moltiplicare costi, disorganizzazioni e disfunzioni. Padova si è venduta ai francesi e nessuno ha capito cosa farà da grande; Verona è un gigante con gli azionisti che non sanno che pesci pigliare per il futuro, salvo lottare coi denti sui posti da spartirsi e gli affarucci di mezza bottega; Venezia e Rovigo son piccole ma hanno un bacino potenzialmente interessante, Longarone ha competenze nell’alimentare e nell’economia montana. Se si mettono assieme le competenze su turismo, costruzioni ecocompatibili, arredamento e via discorrendo il volume di fuoco possibile potrebbe oscurare Milano e puntare alla leadership nazionale. Poi resta da vedere uno cosa se ne fa delle leadership, ma insomma perchè non provarci seriamente? Secondo tema. Polo finanziario. Popolare Verona ha un nuovo mega centro a Lodi; Cattolica ha su Vicenza e Madrid due punti di riferimento assoluti. Possiamo giocare con le parole, ma del sogno di fare di Verona un polo non alternativo, ma complementare a Milano rimane poca cosa. Un’idea superata dagli eventi. Resta la parte di riconversione immobiliare, strategica per Verona, e di accoglienza di nuove realtà economiche, anche finanziarie. Ma se si dovrà andare a caccia di nuove banche, di nuove finanziarie o assicurazioni per offrir loro sede, servizi e quant’altro possa convincerle a scegliere Verona e non Brescia o Padova, come si farà a presentare un’offerta targata Popolare, Cattolica e Fondazione CariVerona ovvero i tre azionisti del Polo finanziario? Chi finanzierà il rientro dagli investimenti della concorrenza? Questo non è chiaro. E sono due i dubbi, insomma, che nascono da questa settimana economica.

 

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