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L'Altro Teatro - Capricci - Critica
di Franca Barbuggiani (del 17/02/2009 @ 14:53:56, Sezione Spettacoli)
Se, nell’immaginario collettivo, danza significa, per i più, leggiadria, grazia, armonia e perfezione di forme, accentuato dimorfismo sessuale, be’, con i “Capricci” della compagnia Abbondanza-Bertoni, recentemente vista nell’ambito dell’interessante rassegna di teatro di innovazione e di danza “L’altro teatro”, organizzata al Camploy dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Verona in collaborazione con Arteven e con il sostegno della Regione Veneto, tutti i parametri codificati sono stati stravolti. A cominciare dal superamento delle differenziazioni di genere tra i corpi. Cinque danzatori/danzatrici (i bravissimi Eleonora Chiocchini, Chiara Michelini, Tommaso Monza, Antonella Bertoni, Michele Abbondanza), tutti egualmente rivestiti di magliette e gonnelloni scuri, sottolineeranno ulteriormente l’azzeramento quasi totale di ogni diversità quando si mostreranno in asettica nudità a mezzo busto. Da sotto, però, gli ingombranti gonneloni, fanno capolino sottogonne e indumenti intimi coloratissimi, a palesare inoltre una dimensione ironica e sensuale, significativa anche se seminascosta; cui si aggiunge una componente “noir”, estrinsecata nell’ammazzamento in scena, come nelle tragedie più truculente, di uno degli agenti, e resa inquietante dalla lunga staffetta, ambigua e fedifraga, di baci etero/omosessuali. Tutto lo spettacolo - appunto “capricci” – è, peraltro, soprattutto una lunga sequenza di libere fantasie senza nesso logico né narrativo (aforismi coreutici, haiku danzati, li hanno definiti i due coreografi, Michele Abbondanza e Antonella Bertone, già allievi di Carolyn Carlson e Alwin Nikolais, della lezione dei quali resta in loro tuttora traccia, pur in originale rielaborazione, insieme alle molte suggestioni da vari linguaggi moderni ed esotici). 24, per la precisione, come le omonime celebri paganiniane composizioni per violino, che ricorrentemente a fatica affiorano, contaminate, nel mare di suoni e rumori, silenzi, pulsazioni cardiache e slittamenti sonori in libertà, quale è la eclettica colonna sonora creata da vari autori, tra cui (oltre a Corrado Bulgaro e Carlo La Manna) Elisa Amistadi e Michele Bazzanella, anche “in live set” di voce e suoni sulla scena. Tra un “capriccio” e l’altro, i danzatori si concedono delle pause di riposo su rosse sedie, unici elementi scenografici, emergenti sullo sfondo nero da un mare di fumo dalle colorazioni acide, trasmesse dalle luci, pure loro “in libertà”, di Lucio Diana. I parametri estetici propongono una statuaria di straordinario vigore fisico e dalla paraplegica e disarticolata motilità, in acrobatiche e contorsionistiche composizioni/scomposizioni a incastro, con grovigli di corpi a stretto contatto, cui si alternano elementari moduli ludici infantili, che ispirano anche una mimica facciale di smorfie e sberleffi e l’uso irrituale della voce. I moduli espressivi abbracciano una gamma molto varia, in un continuo trascolorare di atmosfere diverse. Il confronto con la gravità avviene non in elevazione ma piuttosto in insistita aderenza al suolo. Uno spettacolo intrigante, che conferma il ruolo significativo della coppia Abbondanza-Bertoni nel panorama della danza contemporanea italiana; blasonato, inoltre, dal marchio di coproduzione con Festival Oriente Occidente.

 

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