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Don Chisciotte piscologico
di Redazione Web (del 24/02/2009 @ 20:11:46, Sezione Spettacoli)

Un “Don Quixote” tutta psicologia e sentimenti, con un lungo momento onirico, è quello presentato da Maria Grazia Garofoli per Fondazione Arena al Teatro Filarmonico, nell’ambito della stagione d’opera e balletto 2008-2009, in replica fino a martedì 24.. Accantonata la classica coreografia di Marius Petipa (a parte qualche scena di repertorio, come il “grand pas” del terzo atto) per ispirarsi completamente al romanzo di Cervantes, e conservando la musica di Ludwig Minkus (peraltro ridimensionata a un prologo e due parti), con la quale il balletto debuttò a Mosca nel 1869, la Garofoli ha elaborato una storia che ai duelli privilegia caratteri e sentimenti, con tocchi freudiani. In quest’ottica, la stessa Kitri (al debutto, impersonata dalla giovane ballerina russa Olga Esina, che a una tecnica vincente abbina eleganza e morbidezza, oltre a belle doti espressive) si trasforma in una disinteressata fanciulla, che sceglie lo sposo per amore e non per denaro tra Camacho e Basilio, divenuti due amici e coetanei. Nel ruolo, rispettivamente, Marco Fagioli e Antonio Russo; quest’ultimo un Basilio gentile e seduttivo, ottimo partner anche sul piano tecnico, nonostante la notevole statura della eccellente ballerina russa.

La caverna di Montesino, dove il Cavaliere si reca, assurge a luogo dell’immaginario che tutti i sogni invera. Qui Quixote si sdoppia (Denys Ganio e Luca Panella) liberando la sua anima eternamente giovane nel vedersi alle prese con i grandi cimenti della sua vita: i mulini, i cavalieri, la morte; l’incontro con il Duca e la Duchessa, l’amore con Dulcinea. Sancho Panza (l’acrobatico Manuel Barzon), non più servitore rozzo e sbruffone, è visto come l’altra parte del protagonista, quella legata alla realtà.

Tutto questo incastonato in una rutilante cornice folclorica di ininterrotta festa gitana, che vede ben figurare il corpo di ballo e i solisti dell’Arena. Stilisticamente, il balletto ripropone moduli accademici, senza dimenticare il tocco comico e burlesque, pur preferendo per il Monello (un ottimo Massimo Schettini) la libertà dei piedi nudi, mentre la struttura ecletticamente rimanda ai grandi capolavori ottocenteschi (“Giselle” e “Lago dei cigni”, in particolare) in un ideale piacevole omaggio. Ha diretto, con impeccabile scansione ritmica un’orchestra non molto raffinata sul piano sonoro, Ivan Anguélov. Le scene, naturalistiche e tradizionali, sono di Giuseppe De Filippi Venezia, i costumi del Teatro dell’Opera di Roma.

di Franca Barbuggiani

 

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