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Giocando con Orlando attesa premiata
di Redazione Web (del 17/01/2018 @ 22:57:26, Sezione Spettacoli)
C’era molta attesa, dopo l’anteprima di Tortona, per il debutto veronese, al Nuovo, al quarto appuntamento della rassegna “Il Grande Teatro”, dell’ultima fatica dell’accoppiata Baliani-Accorsi, “Favola del principe che non sapeva amare”, liberamente tratta da “Lo cunto de li cunti” di Giambattista Basile. Il lavoro prosegue un progetto di riproposta in chiave teatrale di alcuni classici della letteratura italiana, iniziato con il “Decamerone” di Boccaccio e proseguito con l’“Orlando furioso” di Ariosto. L’annunciato evento è stato però sostituito all’ultimo con il già ben rodato spettacolo ariostesco, “Giocando con Orlando-Assolo”. Sintetizzate le vicende di cavalieri ed eroine, maghi e animali fatati, snellita la sintassi pur nel rispetto di metrica e rima, l’adattamento del regista Marco Baliani -- che punta a rendere più facilmente comprensibile il testo dal moderno fruitore, anche inserendo battute ispirate all’attualità e citazioni dai grandissimi e universali Dante e Omero – dà l’opportunità a Stefano Accorsi di dare vita a una coinvolta e coinvolgente affabulazione, dagli accenti variegati e di estroversa gestualità non priva di elegante ironia e sapido humour, raggiungendo apici travolgenti nella follia di Orlando. Una prova attorale, anche mnemonica, di tutto rispetto. Solo nella scena, mossa unicamente da qualche panchetto di varia altezza; sullo sfondo nero contro il quale si stagliano le sagome di destrieri al galoppo, sui quali giocano luci colorate a contrasto con l’illuminazione neutra e piatta che avvolge l’attore (eccetto che nella devastante follia, sottolineata da bagliori rosso sangue); con il commento di parchi interventi musicali e qualche rumore della natura privilegianti un silenzio che valorizza al massimo la parola, Accorsi ha riproposto, nella sua cortigiana eleganza, il sofisticato spirito sensuale ed erotico del letterario intrattenimento. Applausi convinti e meritati da parte del folto pubblico, invitato dallo stesso Accorsi anche a rileggere nell’originale l’opera di Ariosto. (Franca Barbuggiani)

 

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