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Cannabis terapeutica: tanta confusione a danno dei pazienti
di Redazione Web (del 08/05/2018 @ 09:07:13, Sezione Sanità)
«Fare chiarezza sui preparati a base di cannabis ad azione terapeutica e sulla loro dispensazione è un nostro dovere, in primis per non creare false aspettative o insinuare dubbi nei pazienti veramente bisognosi di cure e nelle loro famiglie che vivono quotidianamente drammi reali e sofferenze ineluttabili». Arianna Capri vicepresidente di Federfarma Verona interviene energicamente in merito alla Cannabis medicinale che, sottolinea, «può essere erogata solo dalle farmacie ospedaliere e di comunità capillarmente distribuite sul territorio. Fermo restando che la Cannabis acquistabile fuori canale farmacia non ha alcun effetto terapeutico definito». «Una prima puntualizzazione deve essere fatta in merito alla concentrazione (titolo) dei principi attivi quali il Thc (tetraidrocannabinolo) e Cbd (cannabidiolo), presenti in concentrazioni utili all’attività terapeutica solo nei medicinali siano essi di origine industriale che galenici realizzati per singolo paziente in farmacia – spiega Arianna Capri -. Nei prodotti, e sottolineo “prodotti” in quanto medicinali non possono essere, commercializzati in punti vendita di recente apertura, la concentrazione di Thc deve essere per legge inferiore allo 0,6% mentre nei medicinali preparati nelle farmacie la concentrazione è compresa mediamente tra 7 e 22% e la concentrazione di cannabidiolo raggiunge il 10%. Non solo. Il rapporto Thc/Cbd è variabile nelle specie ad uso medicinale, cosicché il medico possa avere facoltà di specificare al farmacista che realizza il medicinale il titolo (composizione in Thc e Cbd) in base all’effetto terapeutico desiderato per il singolo paziente. È chiaro che le forme commerciali di recente liberalizzazione nulla hanno a che vedere con le varietà botaniche che possono avere effetti terapeutici/curativi, in quanto non presentano alcuna specificità di carattere farmaceutico ad uso medico e si tratta dunque di varietà di Cannabis che non rientrano nell’ambito di applicazione del testo unico delle leggi relative alle sostanze stupefacenti o psicotrope (DPR 309/90) dispensabili, ribadisco, soltanto dalle farmacie territoriali e ospedaliera. L'uso medico della cannabis costituisce un trattamento sintomatico di supporto ai trattamenti standard come nei casi di sclerosi multipla per il trattamento della spasticità e nelle poche altre ben definite gravi patologie, per le quali è prevista l’erogazione dal parte della struttura ospedaliera (distribuzione diretta) a carico del Servizio Sanitario Nazionale in Regione Veneto. Si tratta di casi molto particolari in cui sia comprovata la necessità del farmaco cannabinoide, quale uno spray orale a base di cannabis sativa oppure di medicinali galenici “su misura”. Va ricordato, inoltre che questa categoria di farmaci è soggetta a monitoraggio prescrittivo da parte dell’azienda sanitaria preposta. In farmacia territoriale, previa presentazione di ricetta medica, all’interno del laboratorio, si allestiscono e quindi si distribuiscono i medicinali galenici a base di cannabis. La prescrizione viene fatta dal medico nei casi in cui riconosca la necessità dell’utilizzo anche in casi non riconducibili alle indicazioni prescrittive sopra menzionate, su consenso informato del paziente. La discrezionalità di accesso alla terapia con medicinali a base di cannabis è quindi di competenza esclusiva del medico che all’atto della prescrizione specifica il titolo in cannabinoidi del medicinale che il farmacista prepara. Per quanto riguarda la rimborsabilità dei farmaci a base di cannabinoidi essa è regolata dalla deliberazione della Giunta Regionale del Veneto n. 1428 del 15 settembre 2016. Per i medicinali galenici allestiti in farmacia territoriale, ai fini dell’equità di accesso alle cure, il Ministero della Salute ha stabilito il prezzo al pubblico delle infiorescenze di cannabis e la tariffa che il Farmacista deve applicare a seguito dell’allestimento del medicinale, obbligatoria per tutte le farmacie italiane. In conclusione, è doveroso precisare che l’effettiva attuale scarsa disponibilità di Cannabis terapeutica per l’allestimento dei medicinali galenici magistrali in farmacia è dovuta ad una elevata richiesta prescrittiva rispetto alle disponibilità programmate dal Ministero della Salute, il quale ha recentemente provveduto ad azioni correttive di adeguamento. Tutto ciò al fine di eliminare a livello nazionale le liste di attesa presso le farmacie per accedere ai medicinali a base di Cannabis terapeutica. Come farmacisti, a contatto quotidianamente con i pazienti, siamo consapevoli delle loro difficoltà per la scarsa disponibilità di Cannabis terapeutica ma, nel contesto istituzionale di tutela della salute pubblica che ci compete, ribadiamo con forza che non esistono oggi alternative “commerciali” alla terapia ovvero alternative al medicinale a loro prescritto dal medico, secondo il loro quadro clinico, e preparato in farmacia secondo i criteri di Qualità, Sicurezza ed Efficacia imposti dal Ministero della Salute. Tutto il resto, se proposto come possibile alternativa terapeutica, rientra nella sfera della grave proposta ingannevole».

 

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