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"Nozze di Figaro" la quarta volta in quarant'anni
di Redazione Web (del 01/04/2018 @ 15:46:00, Sezione Spettacoli)
Nonostante lo storico legame di Wolfgang Amadeus Mozart con la città di Verona e la sua Accademia Filarmonica, “Le nozze di Figaro”, uno dei più celebri capolavori del Salisburghese, sono state rappresentate soltanto tre volte nel teatro del Bibiena (stagioni 1979, 1994 e 2006). Ora, a distanza di 12 anni dall’ultima, vi vengono riproposte fino all'8 aprile nel tradizionale elegante allestimento del Teatro San Carlo di Napoli con la regia di Mario Martone (ripresa da Raffaele Di Florio) che noi abbiamo visto il 5 aprile. Le scene, di Sergio Tramonti, sono essenziali – doppia rampa di scale per una lineare passeggiata/terrazza/belvedere a sfondo di una lunga tavola che ospiterà il banchetto finale -- inclini più al minimalismo che alla monumentalità: ottime per focalizzare l’attenzione sulla vitale dinamica della regia, l’apporto delle voci e il suono dell’orchestra. Quest’ultima calata tra due praticabili che inglobano così, in un unico spazio, palcoscenico, golfo mistico e platea fino a ogni varco di uscita e di accesso. E’ un teatro di “provocazione” gioioso e affettuoso, ammiccante e amicale. Nel quale i cantanti esprimono le loro qualità, anche sceniche e attorali, con disinvoltura e credibilità: omaggio a una umanità senza tempo, ben calata nel suo tempo; complici anche i tradizionali costumi d’epoca di Ursula Patzak, le delicate coreografie “gitane” di Anna Redi e le luci di Pasquale Mari (riprese da Fiammetta Baldiserri). Sesto Quatrini (tra i protagonisti, inoltre, della attuale stagione sinfonica della Fondazione) ha concertato e diretto con attenta cura filologica, calibrato vitalismo e grande sensibilità timbrica l’Orchestra della Fondazione dal suono accattivante e smaltato, con Maria Cristina Orsolato puntuale al cembalo, e il coro dell’Arena validamente preparato da Vito Lombardi, bene armonizzando, anche nei volumi, voci e golfo mistico. Di apprezzabile livello, inoltre, la compagnia di canto. Dal Conte di Almaviva, pregevolmente delineato nelle sue varie sfumature da Christian Senn, alla altera e algida Contessa di Francesca Sassu, voce dal timbro particolare e interessante, ma dovrebbe curare meglio l’intonazione; dalla scanzonata adolescenziale vivacità del Cherubino (non sempre vocalmente impeccabile) di Aya Wakizono en travesti, alla spigliata Susanna di Ekaterina Bakanova, dalla raffinata linea di canto; alla simpatica accoppiata Francesca Paola Geretto (Marcellina)-Bruno Praticò (Bartolo), precisi nei recitativi, con qualche problema nell’aria del IV atto per la Geretto; al Figaro di Gabriele Sagona, canto irreprensibile, generica la resa del personaggio. A posto tutti gli altri, efficacemente calati nei rispettivi ruoli (Bruno Lazzaretti, Paolo Antognetti, Lara Lagni, Dario Giorgelè) e pubblico entusiasta senza inopportuni eccessi. (Franca Barbuggiani)

 

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