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“Shakespeare in Love” non č lui ma...
di Redazione Web (del 27/07/2018 @ 11:35:44, Sezione Spettacoli)
Non è Shakespeare, ma ruota intorno a Shakespeare. E al mondo teatrale londinese, dove Shakespeare era un giovane autore emergente alle prese con committenti, impresari, autori già affermati, attori, le compagnie e i teatri del tempo; tra debiti, bizze, successi, sconfitte, gelosie; senza dimenticare i rapporti con il potere sovrano e i suoi beceri tirapiedi, le sue leggi e i suoi controlli su testi, teatri e teatranti. E’ “Shakespeare in Love”, versione per le scene di Lee Hall dalla sceneggiatura di Marc Norman e Tom Stoppard per l’omonimo film di Jhon Madden, vincitore di 7 Oscar, presentato in debutto nazionale (traduzione italiana di Edoardo Erba) quale quarto appuntamento (fino al 28 luglio) nella sezione prosa al Teatro Romano dell’Estate Teatrale Veronese, organizzata dal Comune di Verona-Assessorato alla Cultura in collaborazione con Arteven e AGSM. Prodotto da Alessandro Longobardi per Officine del Teatro Italiano in collaborazione con Viola Produzioni e con Estate Teatrale Veronese, è giunto al Teatro Romano, a tre anni dal successo di Londra, con la regia di Giampiero Solari (regista associato Bruno Fornasari). L’idea guida è tipicamente shakespeariana: presentare il tutto come un gioco meta teatrale, nel quale la versatile componente attorale esibisce pregevoli capacità anche di canto e strumentali, nonché di sciolta fisicità nei movimenti coreutici (di Biagio Garavano) armonizzata in una ben oliata coralità dalla vivace cifra recitativa condita di ironia e di humour (peccato che alcune lungaggini del testo talvolta ne rallentino il ritmo). In questa coralità, fresca, energetica e prevalentemente giovanile -- nella quale si individuano personaggi che rimandano o riassumono in sé vari ruoli della creatività shakespeariana, e non soltanto i prodromi di Romeo e Giulietta ai quali il testo fa principalmente riferimento -- uno spazio particolare è riservato alla fanciulla che vuole calcare le scene (all’epoca riservate soltanto agli uomini), l’intraprendente Viola (una Lucia Lavia che mostra i frutti di un ulteriore serio impegno di studio) e al giovane William (Marco De Gaudio), giovanotto scapestrato e di genio alla conquista di un mondo fantasioso e precario, tra amori e bugie. Le scene (di Patrizia Bocconi) con siparietti mobili e pedana rotante, rimandano, con i balconi/palchi in strutture verticali ai lati del palcoscenico, più che al teatro elisabettiano a quello italiano. Tradizionali i costumi (di Erika Carretta) dalla generica ispirazione storica. Appropriate le musiche dal vivo di Paddy Cunneen. Pubblico caloroso e plaudente in un teatro gremito. (Franca Barbuggiani)

 

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