(di Giorgio Massignan) Quale idea di Città?  Quale è la vera vocazione di Verona? 
Quali opportunità offre il territorio?  Quali sono le necessità da risolvere per realizzare una città a misura d’uomo?
Domande che chiedono risposte chiare e concrete, oltre alla definizione dei tempi e dei costi per realizzare una città meno inquinata e di maggiore qualità urbana.

Innanzitutto, si dovrebbe evitare un ulteriore espansione della città e intervenire sulla rigenerazione dell’esistente; quindi, bloccare realmente il consumo di suolo.

Il Veneto, con 217.744 ettari di campagna consumata, è risultata la seconda regione d’Italia, dopo la Lombardia. Nel 2020, la nostra provincia è stata la seconda nel Veneto per consumo di superficie agricola, con 41.199 ettari, dietro a Treviso e davanti a Padova.

Nello spazio di un anno, dal 2019 al 2020, nella nostra regione sono spariti 682 ettari di verde.

La stessa legge regionale sul consumo di suolo, si sta rivelando inefficace per le troppe deroghe e per l’eccessivo ricorso al Piano Casa.

Verona la 3ª città con più giornate di smog

Aggiungo che Verona, nel 2024, è stata la terza peggiore città in Italia con 66 giornate di smog oltre i limiti di legge. Sarebbe improrogabile intervenire immediatamente.

Nonostante gli urbanisti sostengano, da anni, che è indispensabile bloccare l’espansione urbana, sinora, a livello legislativo, si è fatto ben poco e si continua a perseguire un vecchio modello di sviluppo che sta devastando l’ambiente, mettendo a rischio l’equilibrio idrogeologico, riducendo la nostra autonomia alimentare e danneggiando la biodiversità. 

verona

Ma, uno dei grandi problemi irrisolti è definire la vocazione economica di Verona. In questi ultimi decenni, aver investito soprattutto in centri commerciali, direzionali ed ora logistici, non ha creato e non creerà i posti di lavoro necessari ad evitare che i nostri giovani abbandonino l’Italia per cercare attività più qualificanti e redditizie.  Sarebbe quindi necessario che le forze imprenditoriali, universitarie e amministrative locali, si impegnassero per realizzare le strutture idonee a ospitare i settori della ricerca e dell’innovazione in grado di produrre soprattutto del valore aggiunto. Saranno queste le professioniche permetteranno ai nostri giovani specializzati di trovare un lavoro economicamente adeguato nella propria città. Ma, per ottenere questo cambiamento risulta indispensabile abbandonare uno sviluppo economico basato sul reddito fondiario-immobiliare e su un certo tipo di lavoro che non aumento il valore del prodotto.

Risulta doveroso che il settore urbanistico ed edilizio superi il concetto del profitto a tutto campo, per introdurre i valori della sostenibilità, dell’equità, della tutela ecologica e della solidarietà

Il comparto dell’edilizia non può basarsi ancora sulle nuove costruzioni, continuando a sprecare grandi porzioni delterritorio integro, ma deve rilanciarsi recuperando le aree industriali dismesse e gli stabili abbandonati, riqualificando intere parti urbane obsolete, liberando il territorio dagli edifici inutilizzati e impattanti negativamente sul paesaggio e mettendo a sicurezza gli stabili privati e pubblici, oltre a quelle parti di territorio soggette a esondazioni, frane e altri fenomeni naturali.