Ventuno sindaci della sponda veronese del lago di Garda, insieme all’Azienda Gardesana Servizi (AGS), hanno chiesto al Ministero per l’Ambiente e la Sicurezza energetica di fare chiarezza sui finanziamenti destinati al rifacimento del collettore del Garda. Il tema è stato al centro di un incontro tenutosi presso la sede della Provincia di Verona, a cui hanno partecipato il presidente della Provincia Flavio Pasini, il presidente di AGS Angelo Cresco con il direttore generale Carlo Alberto Voi e diversi parlamentari veronesi.

L’attenzione si è concentrata su una recente comunicazione ministeriale che ha ridimensionato in modo significativo i fondi destinati all’opera. Se inizialmente il ministro Gilberto Pichetto Fratin, in un incontro a Bardolino lo scorso 3 febbraio, aveva garantito la disponibilità di 100 milioni di euro attraverso il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC), una successiva nota del Ministero datata 11 febbraio ha ridotto drasticamente questa cifra, assegnando solo 52 milioni complessivi: 30 alla sponda bresciana e 22 a quella veronese. Un taglio netto rispetto alla ripartizione iniziale, che prevedeva 78 milioni per la sponda bresciana e 22 per quella veronese.

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La riduzione dei finanziamenti ha suscitato forti preoccupazioni tra gli amministratori locali, che hanno inviato una lettera al viceministro Vannia Gava per ottenere rassicurazioni e garanzie sugli investimenti promessi. «Proteggere e valorizzare il lago di Garda deve essere la priorità – ha dichiarato il sindaco di Bardolino Daniele Bertasi, Comune capofila della richiesta –. I progetti per la sponda veronese sono pronti, i cantieri potrebbero partire subito, mentre la sponda bresciana ha dichiarato che non sarà pronta prima del 2027».

Alla mobilitazione hanno aderito anche i sindaci di Affi, Brentino Belluno, Brenzone sul Garda, Caprino Veronese, Castelnuovo del Garda, Cavaion Veronese, Costermano sul Garda, Dolce, Ferrara di Monte Baldo, Garda, Lazise, Malcesine, Pastrengo, Peschiera del Garda, Rivoli Veronese, San Zeno di Montagna, Sant’Ambrogio di Valpolicella, Torri del Benaco e Valeggio sul Mincio. Presenti anche gli europarlamentari Paolo Borchia e Flavio Tosi, il senatore Matteo Gelmetti e i deputati Ciro Maschio e Maddalena Morgante.

«L’adeguamento della rete fognaria del lago è improrogabile – hanno sottolineato il sindaco Bertasi e il presidente di AGS Angelo Cresco –. Non si tratta di una competizione tra le due sponde, ma di un principio di buon senso: i lavori devono iniziare laddove i progetti sono già pronti. Rimandare gli interventi significherebbe solo aumentare i costi e i tempi di realizzazione».

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L’onorevole Ciro Maschio ha sottolineato l’importanza strategica dell’infrastruttura in discussione, sia a livello nazionale che globale. Ha evidenziato la necessità di un legame stretto tra le realtà locali e il governo nazionale per ottenere risultati concreti, poiché le amministrazioni locali da sole non possono affrontare sfide di tale portata.

Maschio ha auspicato un coinvolgimento reciproco tra politica e territorio: non solo quando le realtà locali richiedono un intervento, ma anche quando la politica deve prendere decisioni strategiche. Ha ribadito che la politica è parte integrante del territorio e degli amministratori locali, e che è necessario un rapporto di collaborazione più stretto. Infine, ha confermato la disponibilità di Fratelli d’Italia a sostenere il progetto, evidenziando il lavoro già svolto con il Ministero dell’Ambiente, la Commissione Ambiente, il MEF e altri rappresentanti governativi per individuare risorse finanziarie.

Il Senatore Matteo Gelmetti ha ricordato di aver già discusso con l’allora ministro Fitto, responsabile dei fondi PNRR e di coesione, riguardo alla questione del collettore del Lago di Garda. Durante questi incontri, è emerso il dato significativo di oltre 8 milioni di visitatori annui sul Garda, una cifra che evidenzia l’importanza strategica del territorio a livello non solo nazionale, ma internazionale. Fitto aveva indicato la possibilità di destinare 80 milioni di euro al progetto, attingendo dai fondi di coesione non utilizzati dal Sud e riallocati al Nord. Tuttavia, questa opportunità non si concretizzò a causa della mancata richiesta ufficiale da parte della Regione.

Nonostante ciò, Gelmetti ha continuato a lavorare sul tema, mantenendo il dialogo con la Ragioneria dello Stato. Attualmente, esiste una possibile soluzione che potrebbe consentire di ottenere una prima tranche di finanziamenti già nel 2025, con l’obiettivo di completare l’opera entro il 2031, in base allo stato di avanzamento dei lavori. Il senatore ha ribadito la sua disponibilità a collaborare con tutti gli attori coinvolti per trovare i fondi necessari e portare a termine un intervento ritenuto vitale per l’economia del Lago di Garda.

Ora la palla passa al Ministero, chiamato a rispondere ai sindaci e a chiarire se le promesse iniziali verranno mantenute o se la sponda veronese dovrà fare i conti con un drastico ridimensionamento dei finanziamenti

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