Si vis pacem, para bellum: se vuoi la pace prepara la guerra. Gli Italiani – contattati dal Radar SWG – vanno oltre alla propaganda e valutano con pragmatismo la situazione attuale e si dichiarano favorevoli ad un potenziamento dell’apparato militare europeo.
Le guerre in atto, i nuovi equilibri internazionali e la politica estera di Trump impongono ai paesi europei di dover operare delle scelte strategiche rilevanti in tema di difesa. In questo contesto gli italiani si mostrano piuttosto consapevoli della situazione delicata in cui si trova l’Unione Europea nel contesto politico globale e della necessità di rendere il vecchio continente più competitivo dal punto di vista militare.
Un coinvolgimento delle forze armate italiane in una guerra o una nuova aggressione da parte della Russia a un paese europeo nei prossimi anni sono avvenimenti considerati piuttosto plausibili e il 30% non esclude lo scoppio della terza guerra mondiale. Di conseguenza, risulta prevalente, seppure di misura, la convinzione che l’Europa non debba più contare sulla protezione degli Stati Uniti, bensì rafforzare le proprie capacità militari al fine di essere in grado di difendersi da sola. Non a caso, aumenta rispetto al passato anche il sostegno all’idea della difesa comune europea.
Anche nei confronti della prospettiva di dover mandare i soldati italiani a presidiare i confini con la Russia nell’ambito di un’iniziativa militare europea dopo la fine del conflitto in Ucraina, i favorevoli superano le voci contrarie.
Tali posizioni risultano essere condivise tra gli elettori della maggioranza e delle opposizioni e confermano la diffusa tendenza a prendere sul serio le sfide che l’Ue si trova ad affrontare in questa fase storica.
Nel frattempo vola Fratelli d’Italia e supera la “soglia psicologica” del 30% nel consenso degli Italiani chiamati ad esprimersi su un loro possibile voto. Lo fa cannibalizzando i voti all’interno del Centrodestra sottraendo consensi a Lega e Forza Italia. Resta stabile la percentuale di Italiani che non si dichiarano (sempre uno su tre); l’area di governo comunque mantiene un 48,5% di consensi. Il Centrosinistra si ferma al 40,9% delle intenzioni di voto mentre nell’area centrista Carlo Calenda sottrae a Matteo Renzi uno 0,1% e +Europa cede lo 0,2. Stare al centro, insomma, diventa sempre più difficile.